14 Settembre 2026

Al Campus in Hub per i figli di Lombardini 22, ideato su cinque giornate full time prima della riapertura delle scuole, settembre è stato un invito a esplorare.
A volte con le mani, altre con le parole, con il corpo, con i colori o con il suono. Abbiamo attraversato linguaggi diversi per scoprire che la creatività non ha una sola forma e che ogni esperienza può aprire una strada inattesa.
Quest’anno, accanto ai Laboratori di Pensiero Creativo, abbiamo introdotto una novità: i laboratori di Creatività Musicale. Un nuovo linguaggio da esplorare insieme, che ha trovato posto accanto all’arte, al movimento, alla poesia e ai giochi sportivi all’aperto.
C’era un paravento-sipario. Dietro, strumenti musicali di ogni tipo.
Bastava quello per accendere la curiosità: che cosa si nasconde là dietro? E che cosa potremmo fare con tutti quei suoni?

La musica è entrata nel Campus in Hub proprio così, come una scoperta. Abbiamo imparato ad ascoltare con attenzione, anche quando sembrava non esserci nulla da sentire. Un beep misterioso, il volo di una mosca, l’accensione automatica di una luce, il battito del cuore: il mondo era pieno di suoni, bastava fermarsi ad accoglierli.

Poi abbiamo iniziato a sperimentare con gli strumenti, senza bisogno di conoscere già le regole. Abbiamo trasformato una storia in una sequenza sonora e provato a suonare insieme. È stato un esercizio di ascolto, coordinazione e fiducia: per far emergere la propria parte senza perdere quella degli altri, cercando un ritmo comune.
E mentre qualcuno cercava un ritmo, qualcun altro era alle prese con una macchina del tempo.
Nei Laboratori di Pensiero Creativo, infatti, le domande hanno trovato forma attraverso materiali destrutturati, costruzioni e invenzioni. Che forma ha il Tempo? Può essere attraversato? E se un errore, invece di essere qualcosa da correggere, fosse l’inizio di una scoperta?
Abbiamo costruito macchine del tempo e labirinti, immaginato invenzioni nate da errori possibili, inventato animali e progettato città emotive e hotel delle emozioni. Ogni volta, un’idea diventava il punto di partenza per qualcosa di nuovo: un’occasione per trasformare, aggiungere, cambiare direzione.
Perché a volte è proprio quando smettiamo di cercare la soluzione giusta che cominciano le possibilità più interessanti.

E poi, per qualche momento, abbiamo lasciato che fossero i quadri a parlare.
C’erano le opere di William Congdon, quelle vere, arrivate al Campus in Hub grazie alla William G. Congdon Foundation. I bambini si sono avvicinati, hanno osservato, cercato dettagli, fatto domande. Qualcuno è rimasto colpito subito, qualcun altro ha avuto bisogno di più tempo. Perché anche davanti a un’opera d’arte può succedere di annoiarsi un po’, prima di accorgersi che c’è qualcosa che ci sta chiamando.
E allora un colore è diventato una traccia, una forma un punto di partenza, un particolare qualcosa da trasformare. Dal guardare siamo passati al fare: pittura, carta, collage. Non per riprodurre quello che avevamo visto, ma per vedere dove poteva portarci.
È stato un incontro fatto di attenzione e stupore, di momenti molto concentrati e altri più faticosi. Proprio come accade quando incontriamo qualcosa che non conosciamo ancora bene.
Poi sono arrivati il corpo, il movimento e le parole. All’inizio c’erano soltanto corpi in movimento. Poi sono comparse le immagini. E, quasi senza accorgercene, anche le parole.
Nel percorso di Movimento Creativo e Poesia, un gesto poteva suggerire un’immagine e un’immagine diventare una parola. Le parole hanno iniziato a incontrarsi, a giocare tra loro, a cercare rime e combinazioni inattese. In un’atmosfera quieta, sono nate così poesie senza bisogno di chiamarle subito poesie: piccoli mondi fatti di immagini, suoni e associazioni, costruiti insieme e un pezzo alla volta.


Fuori, intanto, c’era un altro ritmo. Quello della corsa, delle squadre, delle sfide e delle regole da inventare e rispettare.
Non tutti sono entrati in campo allo stesso modo. Qualcuno era pronto a partire, qualcun altro preferiva restare un po’ a bordo, guardare gli amici e capire se quella proposta faceva per lui. Poi, giorno dopo giorno, qualcosa è cambiato: chi all’inizio esitava ha iniziato a partecipare, chi era già coinvolto ha trovato nuovi compagni di gioco.




E a un certo punto è successo qualcosa che racconta forse meglio di qualsiasi attività quanto il gioco possa diventare parte di un gruppo: alcuni bambini hanno cominciato a riproporre spontaneamente i giochi durante il tempo libero. Si organizzavano, si dividevano i ruoli, si allenavano. Oppure, semplicemente, giocavano.
Il gioco aveva smesso di essere un’attività proposta dagli adulti ed era diventato qualcosa di loro.
Così è stato il Campus in Hub: un luogo in cui passare da un linguaggio all’altro, incontrare cose mai viste, tornare su quelle già conosciute e, soprattutto, scoprire che insieme si può sempre trovare un modo nuovo di guardare.
Perché la creatività, a volte, comincia proprio lì: nel momento in cui qualcosa ci incuriosisce abbastanza da farci venire voglia di scoprire cosa c’è dall’altra parte!










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