3 Maggio 2026

C’è un momento, quando guardiamo qualcosa, in cui smettiamo di vederla davvero.
La riconosciamo, la cataloghiamo, andiamo avanti.
Una sedia è una sedia, una conchiglia è una conchiglia, una fotografia è “una foto”. Tutto fila, tutto torna. Fin troppo.
Altisensi nasce proprio lì, in quel punto in cui sembra che non ci sia più niente da scoprire. E invece si può andare oltre. Perché cambiare sguardo non è un esercizio estetico: è un modo per rimettere in movimento il pensiero.
Il laboratorio di fotografia che raccontiamo qui è stato, prima di tutto, questo: un invito a rallentare e a guardare di nuovo. Non per trovare la risposta giusta, ma per accorgersi che ce ne sono molte di più di quelle che pensavamo.
Attraverso immagini, storie e sperimentazioni, i bambini hanno iniziato a fare qualcosa di semplice e rivoluzionario insieme: scegliere cosa guardare, accorgersi di come lo guardano, scoprire che ogni punto di vista apre possibilità diverse.
Allenare lo sguardo, per noi, significa allenare molto di più. Significa imparare a spostarsi, a immaginare alternative, a stare nelle differenze senza doverle chiudere. Significa, in fondo, continuare a farsi domande. Di quelle che non finiscono subito. Di quelle che aprono.
Il racconto che segue è quello di Nicole del nostro team, che questo viaggio lo ha costruito passo dopo passo insieme ai bambini.
«Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore» Henri Cartier-Bresson
Spesso, erroneamente, si pensa che a fare la differenza in uno scatto sia solo il modello della macchina fotografica. Da questa riflessione nasce il mio desiderio di allenare lo sguardo dei bambini: un percorso di scoperta della fotografia d’autore e di ciò che i nostri occhi sono capaci di accogliere e interpretare.
Qualche mese fa abbiamo aperto il dialogo coi bambini attraverso la lettura di un libro fotografico che racconta il litigio tra una bambina e il suo gatto. Le immagini, senza bisogno di parole, sanno narrare gli aspetti ordinari e profondi di ogni relazione.
Partendo da grandi scatti d’autore, ho invitato i bambini a condividere ricordi ed emozioni, sperimentando come ognuno di noi ritrovi in una foto un legame unico con il proprio vissuto.

Nel nostro viaggio abbiamo “incontrato” Antoni Gaudí. Da piccolo, a causa di una malattia reumatica che gli impediva di correre nei campi con i coetanei, trascorreva ore immobile a osservare il mondo, affinando uno spirito d’osservazione straordinario.
Si racconta, a tal proposito, che un giorno a scuola, dopo che il maestro ebbe spiegato che gli uccelli hanno le ali per volare, il piccolo Antoni ribatté:
«Le galline della nostra masseria hanno ali molto grandi, ma non sanno volare: le usano per correre più velocemente»

Antoni Gaudí, Il mondo come lo vedono gli angeli, Alessandro Grittini, Itaca, 2025
Grazie anche al padre calderaio, abituato a dar forma al metallo con il calore e l’abilità delle mani, Gaudí apprese l’importanza della tridimensionalità. Queste esperienze hanno segnato profondamente la sua attività di architetto: prima di progettare un’opera, sentiva sempre la necessità di realizzarne i modelli fisici. Coglieva i dettagli del reale e li trasformava abilmente in struttura, come quando la spirale di una conchiglia diventa l’ispirazione per una scala a chiocciola.
Attraverso le carte di Hervé Tullet e il libro “Gira, pensa, guarda”, ci siamo interrogati sulla stessa figura osservata da diversi punti di vista, valorizzando l’unicità dello sguardo di ciascuno.


Abbiamo poi creato noi stessi, utilizzando scampoli di stoffa, forme originali e mai pensate prima, giocando a cosa potessero rappresentare.





Abbiamo inoltre esplorato il funzionamento dell’occhio umano, scoprendo che agisce proprio come una camera oscura: la luce attraversa la pupilla e l’immagine della realtà, proiettata ribaltata, viene poi rielaborata dal nostro cervello.
I bambini, pronti a trasformarsi in piccoli esploratori, hanno dato vita a tre attività chiave:
- Scatti mentali: abbiamo esplorato gli spazi con un “mirino” (un cartoncino forato su una cannuccia), riportando poi gli scatti dei nostri occhi su carta attraverso il disegno.
- Micro-mondi: con l’utilizzo del microscopio abbiamo scovato forme, colori e paesaggi inaspettati negli oggetti quotidiani (cotone, conchiglie, capelli, sassi), trasformandoli in spunti per storie collettive.
- Collage narrativo: infine, abbiamo ritagliato e ricomposto fotografie per costruire narrazioni integrate da disegni e parole.
È stato un viaggio di scoperta che ha allenato mente, occhi, cuore e mani, dimostrando che la fotografia è, prima di tutto, un modo di guardare e interpretare se stessi e il mondo che ci circonda.







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