29 Settembre 2026

Quando la creatività diventa una sfida

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Cosa succede quando scegliamo di metterci alla prova proprio là dove pensiamo di non essere particolarmente forti?

È una domanda che ci siamo portate dietro per tutta la giornata del 12 settembre. Ogni anno, in questo periodo, il Movimento Giovanile Salesiano Lombardia-Emilia Romagna dà appuntamento a giovani e formatori per la 2 Giorni Giovani: due giornate di formazione, incontro e sperimentazione dedicate in particolare a chi accompagnerà gli adolescenti nel percorso di Scuola Formazione Animatori (SFA) durante l’anno.

Quest’anno, tra i diversi percorsi proposti, c’era anche il nostro workshop di Pensiero Creativo.

Siamo arrivate accolte da una musica alta, dal movimento delle persone e da quell’atmosfera di festa che fa subito capire che la giornata è appena cominciata.

Nel cortile, un banchetto raccoglieva le iscrizioni ai diversi corsi: giochi da tavolo, teatro, intelligenza emotiva e molti altri percorsi. Intorno, giovani e formatori si preparavano a due giorni intensi, con la voglia di imparare ma soprattutto di fare, provare, sperimentare.

Nel nostro gruppo c’erano 25 persone, diverse per età, esperienze e percorsi formativi.

A quel punto abbiamo lanciato una domanda semplice e allo stesso tempo provocatoria:

«Chi di voi pensa di essere molto creativo?»

Silenzio.

Nessuna mano alzata.

La cosa, in realtà, ci ha fatto sorridere. Quelle 25 persone avevano scelto proprio il workshop di Pensiero Creativo non perché si sentissero particolarmente creative, ma per un motivo quasi opposto: volevano cimentarsi con qualcosa che non sentivano di padroneggiare.

Uscire dalla zona di comfort. Provare qualcosa di nuovo. Scoprire cosa succede quando ci si confronta con un modo di pensare che non ci viene spontaneo.

E questo, in fondo, era già un ottimo punto di partenza.

Le cinque ore della giornata sono diventate così un’immersione nel pensiero divergente, tra riflessioni, esercizi e sperimentazioni.

Il percorso è partito da noi stessi, osservando il modo in cui siamo abituati a pensare, a cercare risposte, a riconoscere una soluzione come possibile. Poi, passo dopo passo, il punto di vista ha iniziato a spostarsi.

Prima individualmente, poi in piccoli gruppi, infine tutti insieme.

Perché il pensiero creativo non è soltanto trovare un’idea brillante. È anche riuscire a restare dentro una situazione imprevista senza avere subito la risposta, accogliere un’intuizione che arriva da qualcun altro, seguirla per vedere dove porta, cambiare direzione quando una strada non funziona.

È imparare a non fermarsi alla prima possibilità.

Così sono comparsi oggetti misteriosi da interpretare, linee da trasformare, storie da costruire e ricostruire, scenari imprevedibili a cui trovare rapidamente una forma. Ogni esercizio aggiungeva un piccolo elemento di difficoltà e, insieme, apriva una possibilità in più.

A un certo punto la sala ha cominciato a cambiare.

Si è riempita di oggetti colorati, forme strane, materiali che sembravano non avere una funzione precisa. Erano scarti industriali, pezzi destinati a rimanere quello che erano.
O almeno, fino a quando qualcuno non ha cominciato a guardarli diversamente.

Un oggetto è diventato un elemento scenico. Un altro è entrato a far parte di un’invenzione. Una forma apparentemente senza senso ha trovato un posto dentro una storia.

È forse questo uno degli aspetti più interessanti del pensiero creativo: non sempre bisogna inventare qualcosa dal nulla. A volte basta cambiare lo sguardo su ciò che abbiamo già davanti.

Lo stesso è accaduto con le idee.

Un’intuizione individuale è diventata il punto di partenza per un’altra persona. Una proposta apparentemente assurda ha aperto una strada. Un imprevisto ha costretto il gruppo a cambiare piano e, proprio per questo, ha fatto nascere qualcosa di nuovo.

Durante il laboratorio, i partecipanti si sono trovati più volte davanti a una scelta: provare a trovare da soli la soluzione oppure lasciarsi contaminare dalle idee degli altri.

Tra un esercizio e l’altro, la sala si è riempita di risate, confronti, tentativi, piccoli fallimenti e nuove partenze. I sorrisi si sono fatti sempre più distesi. L’energia del gruppo è cresciuta insieme alla disponibilità a rischiare un po’ di più.

E forse proprio qui stava il cuore della giornata.

Non nel diventare improvvisamente “creativi”, ma nel fare esperienza di un modo diverso di stare dentro alle situazioni: con curiosità, apertura, disponibilità a cambiare prospettiva e fiducia nelle possibilità che possono emergere quando si pensa insieme.

All’inizio della giornata nessuno si era definito particolarmente creativo. All’inizio della giornata nessuno si era definito particolarmente creativo. Ma, in fondo, non era quello l’importante.

Perché la creatività, forse, non ha bisogno di essere una caratteristica con cui ci identifichiamo. Può essere piuttosto qualcosa che scegliamo di allenare, soprattutto quando decidiamo di uscire dalle strade che conosciamo meglio.

Per chi, durante l’anno, accompagnerà ragazze e ragazzi della Scuola Formazione Animatori, questa esperienza può diventare uno strumento concreto: sperimentare sulla propria pelle cosa significa affrontare un imprevisto, cambiare prospettiva, dare spazio a un’idea inattesa, costruire insieme agli altri qualcosa che da soli non avremmo immaginato.

Perché educare alla creatività non significa insegnare a trovare sempre l’idea giusta.

Significa anche creare le condizioni perché qualcuno possa provare, sbagliare, cambiare strada, ascoltare un’intuizione, trasformare ciò che ha davanti e scoprire che una possibilità in più, qualche volta, era proprio lì.

Aspettava soltanto di essere vista.