25 Marzo 2026

Inclusione e scintille: pensiero divergente per ragazzi Asperger

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Il mio essere. 

È così che uno di loro ha risposto alla nostra domanda: “Cosa accende la tua scintilla?”. In un mondo che spesso ci chiede di adattarci, qui è successo l’esatto contrario: ciascuno ha potuto partire da sé.

Mi sono sempre sentito a mio agio.

Non è una frase scontata. Non lo è mai, soprattutto quando si parla di creatività, esposizione e confronto e tanto più quando la quotidianità rischia di farti sentire giudicato o fuori posto.

Eppure, è proprio questo uno degli aspetti emersi con più forza durante questo percorso: la possibilità di esprimersi in un ambiente non giudicante, accogliente e autentico. Una dimensione che rappresenta una delle colonne portanti dell’approccio Altisensi.

Ma che cosa significa, concretamente, allenare il pensiero divergente?

Significa imparare a generare più possibilità, a esplorare alternative, a non fermarsi alla prima risposta. Durante il percorso, i ragazzi sono stati accompagnati in attività costruite a partire da domande aperte, stimoli creativi e sensoriali (immagini, oggetti, parole, musica) che li hanno invitati a mettersi in gioco secondo modalità diverse.

Ogni incontro è diventato così uno spazio di sperimentazione individuale e di gruppo, fatto di confronti, tentativi, intuizioni. Un processo che non aveva come obiettivo quello della performance, ma la scoperta di sé, degli altri e dei propri modi di pensare.

Il percorso si è sviluppato in sei incontri, ognuno dei quali costruito attorno ad uno stimolo diverso, ma sempre con il medesimo obiettivo: attivare immaginazione, curiosità e libertà di pensiero.

Si è partiti da attività non verbali e sensoriali come il disegno libero e la trasformazione creativa del proprio nome per realizzare un primo spazio di espressione personale. Da lì i ragazzi sono stati accompagnati verso esplorazioni sempre più articolate: hanno immaginato piante impossibili ispirate alla natura (la mia pianta serve a non sentirsi soli) , inventato soluzioni per sopravvivere su un’isola deserta, costruito forme di convivenza e riflettuto su cosa significhi vivere insieme. 

Il percorso ha toccato anche dimensioni più intime come il corpo esplorandone definizioni, limiti e possibilità, fino a crearne versioni nuove e inedite. Nell’ultimo incontro il focus si è spostato sui problemi (grandi e piccoli) e sulla possibilità di affrontarli in modo creativo, progettando con le carte di Hervé Tullet invenzioni capaci di rispondere ai bisogni del mondo e della persona.

All’inizio pensavo di non riuscire a creare nulla. Poi le idee hanno cominciato ad arrivare.

Succede spesso quando si entra in territori nuovi: ci si ferma, si osserva, si dubita. E poi lentamente qualcosa si accende. È proprio in questo passaggio che il cambiamento diventa visibile.

Nel corso degli incontri i ragazzi hanno progressivamente ridotto la pressione della “risposta giusta”, iniziando a esplorare con più libertà le proprie idee e ascoltando quelle degli altri. Hanno imparato a riconoscere i propri “blocchi”, a metterli in discussione e, in alcuni casi, a superarli.

Col tempo, è cresciuto anche il grado di partecipazione: da contributi più timidi a interventi spontanei, fino alla condivisione davanti al gruppo anche di vissuti più personali. È aumentata anche la fiducia in sé stessi e negli altri, creando uno spazio relazionale autentico, tanto che, nell’ultimo incontro, alcuni ragazzi hanno scelto di scambiarsi i contatti.

I questionari qualitativi raccolti a fine percorso restituiscono un quadro chiaro: maggiore motivazione, riduzione dell’ansia nei contesti di gruppo e una percezione più positiva delle proprie capacità.

Ma al di là dei dati ciò che resta sono le tracce concrete del percorso: idee, elaborati, cartelloni, ma soprattutto nuovi modi di guardare a sé stessi e agli altri. Un punto di partenza più che un punto di arrivo.

Il pensiero divergente, in questo senso, non è solo una competenza creativa, ma uno strumento per stare nel mondo: permette di uscire da schemi rigidi, di accogliere punti di vista diversi e di riconoscere valore anche in ciò che, a prima vista, può sembrare distante.

Non possiamo mai sapere con certezza cosa resti alla fine di un percorso, ma siamo sicuri di poter pensare che, almeno un po’, una scintilla si sia accesa in ciascuno di loro.