26 Agosto 2026

Ci sono luoghi che sembrano fatti apposta per far venire voglia di esplorare.
Alla Marina di Porto Rafael, in Sardegna, ogni mercoledì e sabato, da metà luglio alla fine di agosto, abbiamo incontrato bambini e bambine dai 5 ai 10 anni per i nostri Laboratori di Pensiero Creativo.
È il quarto anno di questo progetto e, proprio come le idee che nascono durante i laboratori, anche lui è cresciuto, si è trasformato. Siamo partiti nel 2022 con un piccolo gruppo di quattro bambini. Oggi i laboratori sono diventati un momento atteso dell’estate: un luogo in cui tornare, incontrarsi, inventare, esplorare, insieme.

E forse non poteva esserci scenario più adatto.
I nostri tavoloni guardano il porto: davanti, le barche a vela e gli yacht che vanno e vengono, con la Maddalena all’orizzonte. C’è la brezza, e a volte c’è il vento, quello vero, che scompiglia i capelli e fa volare i fogli colorati.
Così impariamo presto che anche le nostre creazioni hanno bisogno di essere protette: un sasso, una conchiglia, una borraccia diventano improvvisamente strumenti indispensabili per tenere fermo un foglio.

Poi ci si incammina.
I sentieri di legno e pietra attraversano i grandi roccioni di granito della Gallura e la macchia mediterranea. Ginepri, mirti, corbezzoli e olivastri diventano occasioni per fermare lo sguardo.
Si rallenta.
Si osservano le sfumature di un colore, la luce che filtra tra le foglie. Le dita accarezzano ruvide cortecce.
E se guardassimo questo cespuglio dall’alto?
Poi anche dal basso…
E se ci entrassimo dentro?
Distinguere un odore, accorgersi di una forma che fino a un momento prima non avevamo visto. Lasciarsi sorprendere da un dettaglio.
È così che la natura entra nel laboratorio: non come semplice sfondo, ma come una continua fonte di domande, immagini e possibilità.


Bambini di età diverse che si arrampicano sulle rocce, si fanno strada lungo sentierini solitari e poco battuti, lontani dalla frenesia della spiaggia.
Non perché qualcuno abbia detto loro di farlo, ma perché vogliono esplorare, scoprire cosa c’è dall’altra parte.
Quale strada porta alla roccia lassù, quella da cui si vede il mare in un modo completamente diverso?
Dove conduce quel sentiero? Che cos’è quella roccia piena di buchi?
E quella piccola casetta di pietra con una canna da pesca e un paio di stivali dentro?
Chissà di chi sarà…

La curiosità mette in movimento il corpo e il pensiero, a sua volta, si risveglia grazie a ciò che il corpo incontra.
Nei Laboratori di Pensiero Creativo la fantasia non sta mai ferma.
Si intreccia all’esplorazione della natura, al movimento, alla collaborazione.
A una mano che tende la borraccia a chi ha lo zaino troppo pesante.
A qualcuno che aspetta un compagno prima di proseguire.
A una corsa, a un’arrampicata, a un equilibrio da trovare.
E poi torna alle mani.
Tagliare, incollare, intrecciare, combinare materiali, provare, cambiare idea e provare di nuovo.


A volte due ore non bastano.
Perché quando nella testa ci sono ancora tante idee e le mani hanno voglia di continuare, il laboratorio non finisce davvero quando ci alziamo dal tavolo.
Qualche pezzettino di stoffa, un tubetto di colore, un rametto, una bacca diventano allora preziosissimi tesori da portare a casa.
Non sono semplicemente materiali, sono possibilità ancora aperte.
Forse la soddisfazione più grande arriva proprio all’inizio dell’incontro successivo, quando ci ritroviamo e qualche bambino arriva con qualcosa tra le mani.
Un’invenzione nata a casa. Un oggetto trasformato. Un’idea che ha continuato a crescere anche dopo la fine del laboratorio.
E con gli occhi pieni di entusiasmo arriva quella frase che, ogni estate, ci ricorda perché facciamo tutto questo:
“Guarda cosa ho creato!”
È lì che ci accorgiamo che il Pensiero Creativo non è qualcosa che accade soltanto durante le due ore del laboratorio.
È uno sguardo che continua.
È la capacità di osservare, fare domande, collegare cose diverse, immaginare possibilità e trasformare ciò che si incontra.
Alla Marina di Porto Rafael abbiamo provato ancora una volta a creare le condizioni perché tutto questo potesse accadere: un luogo bello da esplorare, materiali da trasformare, tempo per fermarsi, libertà per seguire una curiosità.
E bambini disposti a vedere cosa c’è un po’ più in là.
Anche quest’anno questa esperienza ci ha ricordato che il pensiero creativo nasce spesso proprio così: da un sentiero che non conosciamo, da una domanda inattesa, da un pezzo di stoffa rimasto sul tavolo.
E dalla voglia di scoprire dove può portarci.


E forse il Camp è stato proprio questo: un posto in cui quello sguardo ha trovato spazio per respirare.







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